Presentazione

Sono nato a Roma il 14 dicembre 1942 in una bella clinica in Via di Villa Patrizi …..e probabilmente, causa tale ubicazione, mi considero pertanto anche nobile (sic !)
Le leggende del tempo raccontano che Cesira, la Nonna paterna, telefonò subito al Nonno con un perentorio: “Romolo, prepara un bel pranzo perché è nato l’erede” !
L’eredità comunque, se un tempo forse esistita, non si è mai materializzata, così come è svanita pure la clinica, di cui non ricordo il nome e che non esiste più forse da oltre mezzo secolo.
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La Famiglia come "Micro Azienda" PDF Stampa E-mail

“La FAMIGLIA come MICRO AZIENDA”

 

Pubblicato su L’OPINIONE del 31/8/2010

di GIULIANO MARCHETTI

IN un mio precedente intervento “CARO LIBRI & Dintorni – una ipotesi per le Famiglie” pubblicato venerdì 27 agosto (e che è consultabile nella sezione “archivio”), avevo cercato di individuare i potenziali aspetti imprenditoriali della “Famiglia”, soffermandomi sulla sua valenza socio-economica che, sotto questa visuale, meriterebbe molta più attenzione da parte del Legislatore.
Pur personalmente convinto che la Famiglia, ovviamente quella “tradizionale” o naturale, non può prescindere dai propri intrinseci valori sacrali, ritengo comunque che sia opportuno evidenziare e valorizzare anche altre sue virtuali possibilità operative, sviluppabili come micro impresa.
Infatti, la Famiglia costituisce – moralmente e religiosamente - non solo il primo nucleo fondante di ogni comunità umana, ma altresì anche il primo micro nucleo produttivamente organizzato, sia nell’ambito di un minuscolo villaggio, sia nei più grandi confini di una regione-nazione, o nei più vasti territori di una macro area geografica.

Soffermandoci ad esaminare i problemi italiani di “Casa Nostra”, se si ritiene logico che lo Stato debba perseguire, nei propri programmi economici, una serie di attività a sostegno per le imprese, non si può non rilevare che lo stesso Stato dovrebbe considerare anche la Famiglia come una micro-azienda o comunque come una potenziale impresa.
La Famiglia è infatti una entità organica che, oltre a mirare alla continuazione della propria stirpe, è impegnata a coltivare una mission di solidarietà, sia all’interno del proprio nucleo, svolgendo anche funzioni di “ammortizzatore sociale” nei confronti dei propri componenti (in caso di temporanea perdita del lavoro), o di assistenza in caso di malattie ecc., sia nell’ambito di una più ampia comunità regionale e nazionale, ove opera partecipando istituzionalmente con i propri componenti ad una serie di attività economico imprenditoriali e/o professionali.

Infatti il tessuto economico produttivo del nostro Paese è costituito principalmente dalle PMI, di cui molte sono di estrazione o di derivazione familiare.
Quindi perché non prevedere (e successivamente introdurre) una specifica legislazione a favore delle singole Famiglie? Queste potrebbero essere riconosciute eventualmen-te come micro imprese (dotandole quindi di personalità giuridica come S.p.A., S.r.L., S.a.S.) o ad associazioni, con la possibilità per gli stessi nuclei familiari di aderire facoltativamente e liberamente a tale nuova normativa, senza imporre alle stesse questa possibilità come un obbligo, richiedendo in tal caso la partita iva o il “codice fiscale familiare”, con cui procedere a contabilizzare tutti quei costi da portare in detrazione dai propri redditi.

 

Dopotutto, già molti decenni fa, era stato regolarizzato normativamente l’ istituto della “impresa familiare” e, in questa nuova ottica, la casa di abitazione, se di proprietà, dovrebbe essere considerata come un bene strumentale mentre, se in locazione, i canoni di affitto dovrebbero essere considerati come spese detraibili.
Parimenti tutti i costi necessari per il sostentamento del nucleo familiare (e aziendale) dovrebbero essere considerati detraibili dal reddito. Tra questi anche i costi per l’acquisto dei libri scolastici, che spesso, in presenza di uno o più figli studenti, incidono notevolmente sul “bilancio familiare”.
Tale innovazione potrebbe far emergere una miriade di “ricavi sommersi”, specie da parte di tutte quelle imprese che vendono beni o producono prestazioni e servizi per le famiglie, dato che l’iva per il consumatore finale (in questo caso la famiglia) rappresenta solo un costo aggiuntivo non recuperabile. Pertanto, nella maggior parte dei casi, la famiglia azienda preferisce “spendere meno” e, di conseguenza, favorisce incolpevolmente una disinvolta evasione fiscale da parte di altre categorie, o comunque di altri contribuenti.

 

Si dovrebbe auspicare, pertanto, da parte delle Istituzioni e del Legislatore: a) una maggiore tutela a favore della Famiglia, intesa come entità morale e sociale; b) una maggior protezione in caso di difficoltà economiche o di disagio; c) una maggiore incentivazione per potenziarne le caratteristiche economico-aziendali.
D’altra parte va considerato che, al proprio interno e sostituendosi allo Stato, la Famiglia funge anche da dicastero del welfare nei confronti dei propri componenti, sia nella fascia della prima infanzia, sia nella più avanzata anzianità, nonché svolge (co- me già precedentemente accennato) le funzioni da “ammortizzatore sociale” quando qualcuno dei suoi componenti perde temporaneamente il proprio lavoro e viene “sostenuto” dagli altri familiari.
Queste tematiche sono molto bene esposte in un bel testo recentemente apparso in libreria “L’Italia fatta in casa” (Edizioni Mondadori) a firma di due ben noti autori: Andrea Ichino e Albereto Alesina.
Proprio per queste ragioni, la Famiglia dovrebbe avere un accesso al credito con norme meno restrittive da parte delle banche che, spesso con metodi pirateschi, hanno accumulato profitti illeciti a danno delle famiglie e delle imprese, come nei casi Cirio, Parmalat e Lehman Brothers, o concedendo finanziamenti e mutui a tassi usurai. Ad onor del vero, va anche rilevato che una di queste banche - e precisamente la Mediolanum, essendo per vocazione tipicamente una Family Bank - è stata la “prima” ad avviare a suo tempo un piano di risarcimento almeno parziale per i propri clienti, improvvidamente mal consigliati in programmi di investimenti risultati poi fallimentari, inducendo di conseguenza a seguire malvolentieri il proprio esempio altri istituti bancari che, altrimenti, avrebbero non adottato tale comportamento risarcitorio.
Sarebbe comunque opportuno che il Governo si impegnasse maggiormente sul fronte della famiglia, intervenendo anche nel merito degli aspetti educazionali, scolastici, e formativi; infatti mentre i genitori più frequentemente dovrebbero riqualificare la propria vocazione di pater (e mater) familias, affinché i figli non divengano né bulli, né bamboccioni, le istituzioni dovrebbero valutare l’opportunità di trasformare gli ultimi anni del percorso scolastico in uno stage formativo presso le aziende, imprese e laboratori, come già avviene in altri Paesi in Europa.
Tale iniziativa sembrerebbe dover essere adottata con la riforma delle scuole superiori, secondo quanto proposto dal competente Ministero della Pubblica Istruzione. In tal modo la famiglia potrebbe essere anche una base di rilancio per le micro, piccole e medie imprese.

 

A questo punto diviene indispensabile intraprendere una efficiente politica fiscale e varare una nuova riforma tributaria, con cui diminuire il peso della imposizione diretta, travasando parzialmente il carico tributario sulla tassazione indiretta, dato che in Italia l’imposizione diretta supera il 35,2% del PIL, rispetto ad una media del 32,5% degli altri Paesi dell’area €uro, mentre l’incidenza delle imposte indirette in Italia è del 34,6% rispetto alla media del 37,1% vigente in Eurolandia, come risultante da una analisi condotta dalla Assonime ed illustrato dal Presidente Luigi Abete, nel corso di un convegno organizzato da Assolombarda. 
Tale manovra comporterebbe un piccolo ma significativo calo del carico fiscale globalmente inteso, con indubbi vantaggi per le imprese e per le famiglie, mentre una efficiente ed intelligente applicazione del federalismo fiscale consentirebbe una maggior vigilanza per comprimere le spese, evitare gli sprechi e ridurre le sacche di evasione.
Come già è stato esposto altre volte, l’evasione va combattuta anche con una semplificazione normativa e con l’introducendo di controlli mirati, nonché con una doverosa diminuzione dell’imposizione ed un contemporaneo inasprimento delle sanzioni.

 

Infine la “Politica” (quella con la P maiuscola), come già più volte auspicato dal Ministro Giulio Tremonti, dovrebbe riappropriarsi delle proprie funzioni e stabilire le linee guida da adottare nei confronti del sistema economico e finanziario, sorvegliando l’attività degli istituti bancari.
E proprio al Meeting di Rimini, nel suo recente intervento, Giulio Tremonti ha precisato che “bisogna tornare a ragionare sulla riforma fiscale, con l'obiettivo di semplificare le aliquote e mettere in campo agevolazioni per famiglia, lavoro e ricerca …… bisogna dunque studiare, capire e fare i giusti calcoli, perché é il politico che firma l'assegno, ma - se è scoperto - sono le famiglie che lo pagano ………… in un mondo in cui l'economia e la competizione avvengono tra giganti è critica la posizione del nostro Paese, che ha una prevalenza di medie e piccole imprese (15-50 addetti), le quali vanno incoraggiate verso una dimensione maggiore, con la necessità di sperimentare forme di compartecipazione dei lavoratori nell'impresa, intendendo che la remunerazione del lavoratore vada calcolata anche sugli utili dell'impresa".

 

E qui si ritorna al dato di partenza, con cui si è cercato di evidenziare anche quegli specifici aspetti della “Famiglia” quale nucleo fondante di una nuova società e portatrice di una economia partecipativa e di solidarietà, nell’ambito della comunità nazionale.

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