Presentazione

Sono nato a Roma il 14 dicembre 1942 in una bella clinica in Via di Villa Patrizi …..e probabilmente, causa tale ubicazione, mi considero pertanto anche nobile (sic !)
Le leggende del tempo raccontano che Cesira, la Nonna paterna, telefonò subito al Nonno con un perentorio: “Romolo, prepara un bel pranzo perché è nato l’erede” !
L’eredità comunque, se un tempo forse esistita, non si è mai materializzata, così come è svanita pure la clinica, di cui non ricordo il nome e che non esiste più forse da oltre mezzo secolo.
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"CARO LIBRI" - una ipotesi a favore delle famiglie PDF Stampa E-mail

 

“CARO LIBRI” & DINTORNI - Un’ipotesi a favore delle famiglie

 


pubblicato su L’Opinione del 27.8.2010

Anche quest’anno, come ad ogni inizio di anno scolastico, con la riapertura delle scuole, riemerge sempre il problema del caro libri di testo, ciò a prescindere dai vari decreti che prevedono - per ogni anno e per ogni corso - la spesa massima consentita per l’acquisto dei libri di testo. Va però considerato che, per questo nuovo anno scolastico 2010/2011, la “stangata” era prevedibile dato che il M.I.U.R. ha lasciato invariati i tetti di spesa, nonostante l’avvio della riforma. Infatti questa ha comportato l’introduzione di altre materie, specie per le prime classi delle superiori (ad es. nel liceo scientifico la “fisica” inizia ora fin dal I° anno), oltre ad una nuova serie di licei, istituti tecnici e professionali, tutti di nuova istituzione, come i licei per le scienze umane, istituti tecnici a indirizzo economico o tecnologico, ecc. La introduzione di alcune novità editoriali-librarie, come il “LM” (Libro Misto) o il “LMM” (Libro Misto Multimediale) non sono riuscite, almeno per ora, a contenere globalmente l’aumento del costo per l’acquisto dei testi scolastici. E, a prescindere dal caso specifico verificatosi quest’anno - con l’avvio della “Riforma Gelmini”, resta il fatto comunque che i libri di testo costano troppo e, pertanto, le famiglie con più figli-studenti vanno in tilt con il loro bilancio, data la impossibilità di “riciclare” i libri tra i vari fratelli o sorelle, a causa le maramaldesche “nuove edizioni”, non sempre giustificabili, né necessarie. Quale è infatti la necessità (al di la della pura speculazione) di editare nuove edizioni per una grammatica greca o di una sintassi latina, quando trattasi di testi oramai consolidati? Perché per gli atlanti geografici non possono essere previste rilegature a spirale, onde consentire l’inserimento di solo alcune nuove pagine in caso di variazione geo-politiche, come per i casi ex Jugoslavia, ex Cecoslovacchia, Kossovo, Georgia, ecc.? Perché dai testi di letteratura classica (sui quali non sussiste più l’onere del “diritto di Autore”), al fine di contenere i costi editoriali, non sfrondare note e introduzioni di tanti “insigni commentatori” (lasciando tali approfondimenti- per chi lo desideri - ad eventuali ricerche su internet), richiedendo invece un maggior impegno didattico e professionale in aula da parte dei “docenti”?

D’altra parte, va rilevato che il prezzo dei testi scolastici, unico in tutta Italia, è imposto dalle Case Editrici e non stabilito dalle Librerie, le quali hanno un profitto lordo mediamente del 20-24% e possono raramente concedere sconti ai propri clienti, dato che con tale margine, relativamente esiguo, debbono fronteggiare tutti i costi gestionali ed imprenditoriali, tra cui anche il rischio dell’invenduto, dato che la cosiddetta “resa”, con l’editore o distributore, è sempre pesantemente penalizzante nei confronti delle stesse librerie. Perché le tante Associazioni di cittadini - utenti - consumatori (Adiconsum, Codacons, ecc.) anziché dedicarsi ai soliti “pronunciamenti” per richiedere od effettuare indagini e monitoraggi, non si impegnano a proporre insieme ai Sindacati (Cgil, Uil, Cisl, Ugl) opportune iniziative legislative per consentire la detraibilità dell’ acquisto dei testi scolastici dalle dichiarazioni redditi a favore dei Cittadini-Contribuenti? Tale costo per una I classe del liceo o d’istituto tecnico supera mediamente i 400 Euro (vocabolari esclusi) e per l’Azienda Famiglia la possibilità d’inserire tale spesa tra i propri costi d’esercizio (e quindi di usufruire della loro detraibilità dai propri redditi) potrebbe e dovrebbe essere consentita da una apposita normativa. Infatti, i potenziali aspetti imprenditoriali della “Famiglia”, proprio per la sua valenza socio-economica, meriterebbero molta più attenzione da parte del Legislatore e, se si concorda che lo Stato debba perseguire, nei propri programmi economici, una serie di attività a sostegno per le imprese, non si può non rilevare che lo stesso Stato dovrebbe considerare anche la Famiglia come una micro-azienda o comunque come una potenziale impresa. La Famiglia, tra l’altro, persegue anche una mission di solidarietà sia all’interno del proprio nucleo (a favore dei cui componenti svolge anche una funzione assistenziale e previdenziale), sia nella più ampia comunità in cui opera, partecipando con i propri componenti ad una serie di attività economico imprenditoriali e/o professionali.Va tra l’altro evidenziato che il tessuto economico produttivo del nostro Paese è costituito principalmente dalle PMI, di cui molte sono di estrazione o di derivazione familiare e su nuove iniziative a supporto della famiglia si è è espresso anche il Ministro Giulio Tremonti nel suo intervento al Meeting di Rimini, mercoledì pomeriggio. Ritornando comunque alla detraibilità dei costi per i libri scolastici, questa ipotesi potrebbe essere facilmente recepita dalle Istituzioni ed estesa, nei limiti di un certo plafond correlato percentualisticamente ai relativi redditi, anche per l’acquisto di altre opere editoriali. E una politica tesa ad incentivare o agevolare investimenti in cultura non può che ricevere consensi. E poiché si è parlato anche di Sindacati, proprio nel settore della scuola si deve tendere giustamente a ridurre i numerosi costi di routine o quelli improduttivi e a tal fine sarebbe opportuno intervenire sullo status giuridico di quei docenti e dirigenti scolastici che, usufruendo del cosìddetto “distacco sindacale”, gravano con i loro stipendi, contributi, ferie, ecc. ecc. sul bilancio del Ministero dell’Istruzione e non su quello della CGIL, CISL, UIL, UGL. Tali costi dovrebbero essere trasferiti senza indugio dal budget dello Stato a quello dei Sindacati e su questo indegno sperpero di spesa pubblica dovrebbe intervenire anche la Corte dei Conti.

Ultimo aggiornamento Domenica 12 Settembre 2010 06:08

 

 

 

 

 

 

 

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